trans europe express
peppe fiore // nembutal00@hotmail.com
rimboccarsi le maniche
Un punto imprecisato del XIII secolo, in una foresta imprecisata dell’Europa dell’Est. Tutto è buio, intricato e odora di fermentazione. Lo scricchiolio degli insetti, il suono quasi umano di un’upupa, un grande masso opalescente sotto la luna che somiglia ad un ciclope accovacciato. C’è un uomo che dorme sotto una grande felce. Vicino all’uomo, un mucchio di pelo nero. Più da vicino si distinguono le zampine, le code, le orecchie a punta, e anche piumaggio: una volpe, due fagiani, una lepre grigia gonfia come una zampogna. Sono tutti animali morti. Poi un fruscio nel ventre del bosco, poi ancora silenzio, poi, qualche minuto dopo, il cacciatore si sveglia di botto, scatta seduto annaspando, muove la testa a destra, boccheggia, muove la testa a sinistra, la muove verso il cielo cercando ossigeno buono dall’alto. Un lupo di ferro. Si tocca la testa, tocca la selvaggina. Che perlopiù è ancora tiepida. Eggià, è proprio sveglio. Di nuovo boccheggia. Di nuovo quel suono mostruoso. Un lupo di ferro gigantesco, orrendo, il pelo a scaglie luminose, il suo cranio, i suoi denti, la lingua nera e rossa lucida del lupo, sollevati verso l’alto per ululare alla luna. Dopo l’incubo, non riesce più a prendere sonno. Non c’è proprio verso: l’alba gelida, una specie di latte tra le fronde, lo trova seduto a gambe in croce con le mani sulle ginocchia e gli occhi sono spalancati. Spalancati anche gli occhietti della volpe, l’unica cosa che luccica nella massa di pelo inerte ai suoi piedi. Il giorno dopo un tizio, un sacerdote pagano, dice al Gran Duca (il cacciatore è di fatto il Gran Duca di Lituania) che il significato del sogno è che deve fondare una città. La connessione tra il lupo e la fondazione di una città lì per lì non lo convince. Ma il sacerdote non dà scampo. Lupo uguale città. E’ così, punto. Allora il Gran Duca fa un sospiro. E si rimbocca le maniche.