trans europe express
peppe fiore // nembutal00@hotmail.com
un romanzo
Cesare Lombroso al culmine della carriera finisce dentro un buco spazio-temporale e si ritrova nell’Italia dei giorni nostri. E’ disorientato, confuso, non capisce tutto questo frastuono. Per di più, Lombroso è già di suo un carattere tetragono: interamente compreso nei suoi studi, socialmente handicappato, privo di immaginazione creativa. Insomma. In qualche modo riesce a trovare un posto dove stare (la Caritas? una casa d’accoglienza?), si guarda bene dal dire chi è, passa le giornate chiuso in una stanzuccia con la carta da parati e trema tutto il tempo. Guarda molta tv, molti telegiornali (dovrebbe fare un po’ tenerezza e un po’ pena questo vecchio con un plaid sulle ginocchia, sperduto nel tempo e nel vuoto della sua esistenza, incapace di relazionarsi a niente che non sia mediato dai suoi strumenti, eccetera). Si trascura. Imbarbonisce. Però prende confidenza con i nomi e i volti dell’Italia contemporanea: sa distinguere Pupo, Emilio Fede, Carlo Pastore, Schifani, la Canalis, gli attori delle fiction e naturalmente Berlusconi. Prende molti appunti, diventa esteticamente proprio il tipo del vecchio in mezzo ai cartoni della stazione che parla da solo. Poi, per qualche strana coincidenza incappa in lui un funzionario di un partitino da 2,5/3% (inventato ma plausibile nel suo nulla: qualcosa tipo l’Estremo Centro di Casini). Siamo sotto amministrative, l’uomo del partito è spasmodicamente in cerca di nuove idee perché rischia seriamente di essere inculato. Cesare Lombroso capisce che di quest’uomo si può fidare, si deve fidare. In una scena chiave, Cesare Lombroso e l’uomo del partito in una panchina di Villa Borghese: il vecchio che tutti credono pazzo espone confusamente le sue teorie vergate sui kleenex (filone Beautiful Mind, Rain Man, eccetera), l’uomo basisce. Preleva Lombroso dalla Caritas, o quello che è, e se lo piazza in casa sua (e qui veniamo a scoprire che è single e fa una vita sconclusionata, cocaina, molto porno, non ha il telefono fisso). Lo ripulisce, lo mette in condizione di sopravvivere, gli insegna a scongelarsi i Quattro salti in padella nel microonde, e non dice a nessuno della sua esistenza. Alle amministrative il partitino fa un balzo mostruoso, il funzionario viene promosso: in una scena supercafonal dentro un locale sulla Cassia Bis, il segretario dice che è tutto merito delle strategie di comunicazione del funzionario, del suo intuito nello scovare il punto debole di ogni avversario politico, quasi come se riuscisse a entrare nell’anima degli avversari, a scoprirne la vera natura sotto la crosta. Champagne, puttane, ecc. Però adesso che sono una forza di primo livello nello scacchiere, l’obiettivo è far cadere il governo e puntare alle politiche. Il funzionario adesso dirigente torna a casa strafatto. E’ sconvolto, entra nell’appartamento e trova il vecchio chino sul marmo in cucina che scribacchia in penombra come al solito, vorrebbe dirgli qualcosa ma non riesce, biascica, capiamo che l’uomo non ha fatto altro che applicare i suoi consigli, è il momento della grande tragica rivelazione: le teorie di Lombroso nell’Italia contemporanea FUNZIONANO! Il vecchio non capisce, il dirigente si fa un grammo in una botta sola e collassa sul divano. Da lì in poi la sua ascesa nei ranghi del partito corre parallela allo sgretolamento della sua persona e alla progressiva presa di coscienza di Cesare Lombroso. Il quale – all’indomani della crisi di governo, appena pochi mesi dopo – non ci sta più a fare il consulente nell’ombra: minaccia di sputtanare il dirigente (ormai diventato vice segretario). “Ma io ti ho salvato dalla strada! Eri diventato un barbone!” “L’hai fatto solo perché potevo servirti! E comunque guarda, io l’ho sempre saputo, hai il tipico lobo frontale dell’individuo che agisce solo con un doppio fine” Il dirigente si rende conto di aver creato un mostro, ma a questo punto non ci sono cazzi: hanno ambedue bisogno dell’altro. I sondaggisti sono strabiliati, il partito galoppa verso il 7%, Lombroso viene nominato ufficialmente responsabile comunicazione del partito, è diventato un altro, lo ritroviamo in un negozio Vodafone che sceglie con competenza un Blackberry, in una libreria Mondadori in centro che introduce il nuovo libro di Crepet (“attenti alle donne con le orecchie piccole, sono quelle più portate al tradimento”: applausi, Crepet che annuisce), in un night che rimorchia una trentenne ingioiellata gonfia di botox complimentandosi per la forma delle sue ginocchia. Il dirigente, invece, precipita sempre più in basso: ormai viaggia fisso sui due grammi al giorno, c’è una corrente occulta del partito che ha intenzione di fare le scarpe al segretario immediatamente dopo la vittoria alle elezioni – ormai probabile – e lui è il candidato naturale alla successione. Mancano pochi giorni al voto, tutta l’Italia tappezzata di manifesti del partito: sono dei patchwork con le facce degli altri politici e una frase che li descrive con uno stereotipo (roba tipo “goloso e incline alla crapula”, “falso come un moldavo”, “tendenze cleptomani”). In poco tempo questi manifesti diventano un caso studio per gli esperti di comunicazione politica, si crea un polverone pazzesco, il TAR del Lazio ne ordina la confisca, ma questo non fa che aumentare le quotazioni del partito: è il partito di quelli che non la mandano a dire, il partito che dice finalmente le cose pane al pane vino al vino, il primo vero momento di discontinuità con la prima repubblica. Insomma tipo la Lega, ma molto meglio. La sera degli exit poll, il dirigente giace in stato di semi incoscienza su un divano della suite presidenziale dell’Hilton di Monte Mario. Con lui, davanti alla tv a volume zero, c’è solo Lombroso in un impeccabile doppiopetto di Caraceni: gli unici suoni sono i bip dei blackberry con sms di congratulazioni (metà dei seggi scrutinati, e il partito è già in vantaggio di tre punti e mezzo). Il dirigente ha appena la forza di chinarsi sullo tavolino di cristallo dove c’è ammucchiato un lucente monticello di bamba. Quando si tira su, allucinato, Lombroso gli dà la coltellata che ha meditato da tempo: sarà lui il nuovo segretario, ha già saggiato il terreno, gli uomini del partito sono favorevoli ad appoggiarlo. L’unica condizione che hanno posto è che l’attuale vice segretario dia il suo placet alla cosa. Insomma, il dirigente deve togliersi di mezzo: è una formalità. Del resto, nelle condizioni in cui s’è ridotto non sarebbe in grado di gestire nemmeno una riunione di condominio. In compenso, Lombroso gli garantisce che lo terrà in carica nel suo ruolo attuale: ha la sua parola. Sono d’accordo, no? “Tu sei pazzo. Non lo farò mai: ho rinunciato alla mia vita per questo!” “Invece lo farai, ne sono sicuro. Perché tu in fondo non sei altro che un vigliacco…” Pausa. Lombroso sa di aver vinto, per la prima volta vediamo veramente chi è: un uomo malvagio. Tensione “Come tutte le persone con l’alluce introflesso” Allora il dirigente, fuori di sé, rotola giù dal divano, cerca di scagliarsi addosso all’individuo che gli ha rovinato la vita, ma non ci riesce, è troppo fatto, crolla penosamente per terra, Lombroso ride a piene ganasce come un cattivo dei cartoni animati, in tv i grafici con i numeri stratosferici del partito, una cosa mai vista nella storia della repubblica, l’uomo inizia a singhiozzare col naso incrostato di coca, Lombroso ride, ride sempre più forte, poi c’è un lampo, una nuvola di fumo. E l’uomo si ritrova solo. Per terra c’è solo il completo Caraceni floscio. Lombroso è sparito. Il dirigente rovista furiosamente nel vestito, come se l’altro fosse rimpicciolito, si sente perso, solo al mondo, sa che sarà lui il nuovo segretario ma sa anche che senza Lombroso il partito non durerà sei mesi, comincia a urlare da solo nella suite dell’Hilton di Monte Mario “Lombrosoooo! Lombrosoooo!”, tira giù sconclusionatamente un striscia gigante, se la pippa, “Lombrosoooo! Lombrosoooo!”. L’ultima cosa che pensa, subito dopo l’esplosione di dolore nel petto e subito prima di perdere definitivamente coscienza è una domanda: in quale occasione Lombroso gli avrebbe mai visto gli alluci?