trans europe express

peppe fiore // nembutal00@hotmail.com

Lava lamp

In questi giorno ho “fatto amicizia” con Reinhard, scrittore austriaco dell’82 con un romanzo l’anno scorso, Der lange Gang über die Stationen. Reinhard vive a Vienna e campa di scrittura: il suo libro d’esordio è andato molto bene, ma io non gli chiedo mai quante copie ha venduto (un po’ perché mi sembra una cosa da cafone italiano, un po’ perché non voglio deprimermi). Grazie a Reinhard scopro che in altri paesi d’Europa è possibile campare di scrittura: istituzioni pubbliche e private (fondazioni, università, grosse librerie) ti invitano a fare un reading e ti pagano. Ti invitano ai convegni e ti pagano (“questo anche in Italia”, gli dico timidamente. Poi mi informo sull’ammontare dei loro gettoni di presenza e taccio). Addirittura, ti pagano per stare due settimane, un mese, tre mesi in un posto e “ispirarti”. Per questo Reinhard passa metà della sua vita in viaggio, ospite in posti svariati dove lo pagano per ispirarsi. L’anno scorso è stato cinque mesi nel sud della Germania, in una casa vera con uno stipendio vero. E’ questo il motivo per cui lui è molto meno allucinato di me da tutta la faccenda Lituania: in altri paesi d’Europa, paesi evidentemente diversi dall’Italia, se fai lo scrittore la tua condizione naturale è quella di portare in giro il tuo mestiere. Perché se fai lo scrittore sei considerato – giustamente – una risorsa eccetera, e non una specie di suppellettile strano, curioso, concepito con una funzione che alla fine, stringi stringi, rimane solo il pretesto per giustificare in modo complicato una forma inutile: tipo le lava-lamp da fricchettone, le statuette africane di legno porta cd con gli omini che si fondono uno nell’altro, gli spremiagrumi di Alessi, le radio vintage, i divani a forma di labbra, i carillon minuscoli a manovella, le incensiere, i giocattoli intelligenti della Città del Sole, i portasigarette di metallo e le macchinette Rizla per rollare, quei cavi d’acciaio semirigidi con un bottone rosso ad un capo e un artiglio di ferro dall’altro per recuperare le cazzate che ti cascano dietro al divano, che quando li compri sembrano un miracolo dell’umanità e poi non li usi mai e pensi che hai buttato i soldi.

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