trans europe express

peppe fiore // nembutal00@hotmail.com

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Stamattina vado all’Istituto Italiano di Cultura. Una discesa di sampietrini, una volta bassa di pietra, poi un grande chiostro color crema con due piani di camminamenti ad arcate. Assomiglia ad un convento, in passato era una residenza per studenti universitari. Dall’altra parte del chiostro (lo so perché mi ci hanno portato l’altro giorno) lo spazio si spalanca all’improvviso sulle geometrie dei giardini del palazzo presidenziale. L’altro ieri, una grossa papera grigia sculettava sul selciato circondata da cinque paperottoli consoni, stretti stretti al suo fianco, come se i giardini fossero i loro da sempre. C’è anche una minuscola scacchiera di pietra (“Ce l’hanno messa i russi”, mi ha detto la guida). Anche oggi piove. Per miracolo ho portato un ombrello (me l’ha infilato mia zia all’ultimo momento nella tasca posteriore del trolley, me ne sono ricordato solo ieri sera mentre giacevo incosciente nella vasca da bagno): il che mi evita la pena di chiedere nel mio inglese fatto perlopiù di grugniti e “what?” un posto dove si vendono ombrelli, la pena di combattere con la topografia incomprensibile della città per raggiungere il posto, e soprattutto la pena di mimare il gesto di aprire un ombrello davanti alla commessa. La direttrice dell’Istituto è una donna energica incredibilmente somigliante alla mamma di Alberto. Splendide le sale interne dell’istituto: per la prima volta da quando sono qui non mi sento in assedio. Qualche giorno fa hanno avuto i musicisti della Scala, la settimana prossima ci sono io e – nello stesso giorno nella sala attigua – una mostra di ceramiche, la settimana dopo ancora, una serata futurista. Viene un attore di Milano che a quanto ho capito è legato all’assessorato alla cultura a fare una performance futurista nel chiostro dell’Istituto. Mentre mi sforzo di mettere mentalmente a fuoco l’dea di questo attore che vola da Milano alla Lituania per un’operazione-amarcord sul futurismo nel centro storico di Vilnius, la conversazione è interrotta da una pioggia di martellate. Stanno montando il seggio per le elezioni al piano di sotto. Tutti gli italiani in Lituania per ragioni di lavoro o di studio tra oggi e domenica verranno a votare qui. Nel seggio, mi viene presentato un signore praticamente identico al giornalista Pierluigi Battista (perché quando sono lontano da casa tutti somigliano a qualcun’altro?), ci parliamo urlando tra le martellate, l’unica cosa che riesco a capire è che lui è di Torre Annunziata, con la direttrice dell’istituto mangio riso e carne, poi una ragazza con i capelli neri bellissima, pallida, con una gonna rossa, le gengive rosse, piove ancora, mezzo biscotto rimasto da stamattina in fondo alla tracolla, i piedi gelati, scrivere un pezzo sulla piattaforma web del Ministero, una bottiglia di Sauvignon Blanc dal Chile, la statua di Frank Zappa, Pylimo, Ausros Vartu, Gedimino, Rimi, Traku, a casa brevi fitte al petto sotto lo sterno, cacca molle, terrore dell’influenza, infinita nostalgia della mia ex, formaggio alle noci, tumblr.

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