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peppe fiore // nembutal00@hotmail.com

Recensioni RMX

Peppe Fiore, ventisei anni, napoletano trapiantato a Roma in cerca di fortuna, dopo anni di borse di studio, stage non retribuiti e lavori non pagati scodella il suo primo romanzo. La futura classe dirigente (minimum fax) racconta una storia che potrebbe essere quella di tanti ragazzi: un genio della medicina di buona famiglia, bipolare come tutte le persone di talento nell’Italia contemporanea, si rende conto della vacuità di ciò che lo circonda (“sono adulto, ho un lavoro, ho una fidanzata, eppure non sono felice”). Dunque, sesso sesso sesso sesso sesso. Fine, o quasi, di una trama irraccontabile che va avanti per 400 pagine, ma quando si parla di sesso c’è sempre da tirar su soldi. In cima a un simile mucchio di macerie, Peppe Fiore - giovane scrittore su cui ha puntato la Minimum fax – lascia esterrefatti: “Sono un ragazzo vecchio ma trovo buffi gli anziani” ; “Mi piace molto cucinare: sono una frana a fare i dolci, ma datemi guanciale, funghi, pecorino e tagliatelle all’uovo e solleverò il mondo”… I tanto acclamati narratori che ci passa il convento editoriale italiano sono in una crisi profonda: pedinato telefonicamente dai genitori, mollato dal migliore amico e dalla fidanzata, colpito da una fantomatica gastrite, Fiore è un egotico paranoico schiacciato da un gigantesco complesso d’Epido. Certo, Fiore ha un grande talento che è quello di rapportarsi variamente ad un’alterità: dare un affresco del mondo in cui si ambienta la storia, e muoverci dentro dei personaggi che tanto più resistono alla lunga durata quanto meno sono compressi in un soggettivismo di raggio ristretto in quella necessaria concomitanza tra protesta personale e sentire ulteriore solo sfiorato che perciò è costituzionalmente debole, ottocentesco, anni novanta (non come invocava Debenedetti). Il risultato è un libro comico, caustico, eccessivo, irresistibile, molto trandy, ironico, amaro, lungo, contemporaneo, retoricamente impostato, promettente. E il dubbio finale, quello che neanche l’ultima pagina del libro riesce a toglierci, è sempre lo stesso: La futura classe dirigente è una merda?

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